A cura di Virginia Aglieri
Vi siete ritrovati ad assistere una persona cara non più completamente autosufficiente?
Una persona cara ha ricevuto una diagnosi di demenza o di un’altra malattia a carico del sistema nervoso (per esempio, la malattia di Parkinson) e dovete adattarvi a questa nuova situazione che porta con sé numerosi cambiamenti e nuove sfide?
Se la risposta alle domande precedenti è sì, siete considerati dei caregiver, un termine inglese ormai ampiamente utilizzato nella nostra lingua, che letteralmente significa “colui/colei che fornisce la cura”. Vi sono due tipi di caregiver:
- I caregiver informali: familiari, amici, che non vengono remunerati per il loro lavoro di assistenza.
- I caregiver formali: professionisti e altre figure che invece si prendono cura di persone non autosufficienti in cambio di un compenso economico.
Siccome la demenza è una malattia definita “familiare” in quanto sconvolge in modo particolare gli equilibri delle famiglie, numerosi studi si sono focalizzati sulla situazione dei caregiver informali di persone con demenza.
Tra i caregiver intervistati in uno studio italiano del 2018, circa l’80% erano donne. Inoltre, la maggior parte di questi caregiver erano figli di persone con demenza (età media = 50 anni), quindi spesso ancora in età lavorativa. Circa la metà degli intervistati ha inoltre affermato di essere l’unico caregiver. Nonostante questi dati siano relativi a una determinata condizione medica, riflettono l’organizzazione dell’assistenza agli anziani in Italia, che fa affidamento soprattutto sulle famiglie. Inoltre, è importante sottolineare come spesso la diagnosi di demenza venga fatta anche molti anni dopo rispetto all’insorgenza: si può quindi immaginare che vi siano molti caregiver che non sono stati inclusi nello studio.
Rischi e benefici per il caregiver
Vedere un proprio caro perdere la propria autonomia e “non essere più lo stesso” può essere particolarmente difficile da accettare. Inoltre, rendersi disponibili per accompagnare una persona alle visite mediche, fare la spesa, occuparsi di numerose procedure amministrative, può aggiungersi ai compiti quotidiani (il proprio lavoro, la gestione dei figli, della casa), incrementando lo stress e la stanchezza, oltre che dare vita a sentimenti di colpa qualora si affidi il compito di cura ad altre persone. Si è osservato inoltre che prendersi cura di una persona anziana può portare anche molto spesso all’interruzione di attività extra-lavorative e una diminuzione della vita sociale.
Per definire questa condizione del caregiver, si usa il termine inglese burden, ovvero “carico della cura”. Il burden è definito come la misura in cui i caregiver percepiscono che l’assistenza ha un effetto negativo sul loro funzionamento abituale. Alti livelli di burden costituiscono un rischio per la salute del caregiver ma anche per quella del familiare di cui si prendono cura.
Che cosa può quindi fare il caregiver per prevenire i rischi per la propria salute derivanti dal prendersi cura di un anziano? Si può agire su vari fronti:
E’ possibile prenotare un colloquio online al prezzo di 35 euro per individuare il percorso più appropriato ai propri bisogni.
Fonti
- European Carers’ report 2018
- Report AIMA Censis 2016
- Dementia Yearbook 2019

