A cura di Giada Conti
Mi piace pensare che chi ha letto il primo articolo, più centrato sull’allenare il feedback positivo, abbia messo in pratica la proposta di esercizio e abbia guadagnato piacevoli momenti di scambio con persone che occupano un posto speciale nelle loro vite.
Regalare feedback positivi può infatti essere un modo per rendere più forti le relazioni anche perché l’altra persona si sente vista, riconosciuta, apprezzata proprio per quelle caratteristiche che desidera avere ed esprimere.
IL SEQUESTRO EMOTIVO
In alcune occasioni chi riceve il feedback positivo rimane spiazzato, a disagio, forse non è abituato a ricevere complimenti e, imbarazzato, cambia discorso. Oppure non sapeva di poter essere visto in un determinato modo e ha bisogno di pensarci su per capire se si riconosce e se gli fa piacere.
Ricevere un feedback può agitare e destabilizzare al punto da provocare una situazione di sequestro emotivo.
“Quando siamo preda di forti emozioni queste ultime finiscono per prendere il controllo della nostra attenzione e il risultato è che ci fissiamo su ciò che ci turba dimenticando tutto il resto”
Daniel Goleman, psicologo
Ti vengono in mente situazioni in cui hai ricevuto feedback
che ti hanno portato in una condizione di sequestro emotivo?
IL FEEDBACK CRITICO
Se è più facile considerare il feedback positivo come un regalo, il discorso si complica se il feedback diventa critico: è più difficile darlo, è più difficile riceverlo e apprezzarlo.
Un esempio di feedback critico ricevuto
Recentemente in ambito lavorativo ho ricevuto un riscontro che mi ha particolarmente ferita perché oltre ad essere critico l’ho ricevuto per errore, in seguito ad una distrazione di chi l’ha espresso: in pratica io non avrei dovuto saperlo, ma nel “parlarmi dietro” l’informazione è inavvertitamente arrivata anche a me.
Ho accusato il colpo che è arrivato appunto in un momento e con una modalità che mi ha ulteriormente spiazzata. Ho deciso di aspettare per decidere se e come reagire senza fare nulla di avventato.
Considerazioni
La morale che ho trovato nell’analizzare il fatto è banale e, in teoria, nota a tutti: siamo tutti diversi e un comportamento che secondo il mio parere è corretto ed opportuno, per un’altra persona in un dato momento può essere faticoso e insostenibile.
Sta a noi, caso per caso, valutare se e come accogliere una critica.
Nel mio caso ho deciso di non subire passivamente l’accaduto e ho chiesto chiarimenti al mittente che solo in quel momento ha realizzato con imbarazzo la situazione che aveva creato, si è scusato e rimangiato quanto precedentemente espresso in un momento di stress dovuto ad altri fattori. Da parte mia cercherò di fare più attenzione in futuro al modo in cui posso essere percepita anche quando ritengo di avere le migliori intenzioni.
L’altra riflessione che traggo da questo spiacevole episodio è la pericolosità insita nel non essere onesti e diretti con una persona che potrebbe venire inavvertitamente a conoscenza di critiche in modi e momenti davvero inopportuni.
Se nella critica che ricevo individuo un margine di crescita per me possibile e desiderato,
perché non lavorarci se il risultato può tornare a vantaggio mio e di chi mi circonda?
COME E QUANDO DARE
UN FEEDBACK CRITICO
Dare feedback critici è più delicato, per questo è particolarmente importante tenere in considerazione le variabili che possono fare la differenza nell’esito costruttivo del confronto. È utile quindi chiedersi quali possano essere il momento e le modalità più opportune a seconda della persona, del ruolo, della questione e del contesto.
Quante volte non diciamo quello che pensiamo
perché non vogliamo rischiare di rovinare o peggiorare una relazione?
FEEDBACK CRITICI: DARLI O NON DARLI?
Tante persone preferiscono non dare feedback critici espliciti ma non tutti siamo capaci di cogliere e riconoscere i feedback non verbali (pensiamo ad esempio ad un’espressione facciale infastidita) e questo spesso può contribuire ad accrescere tensioni e incomprensioni che complicano le relazioni.
“Non sta a me” è un altro dei motivi che ci frena maggiormente dal condividere le nostre critiche.
Decidiamo di deresponsabilizzarci dalla funzione evolutiva che possiamo esercitare, di lasciare il compito a qualcun altro. È anche vero però che se una persona riceve più feedback nella stessa direzione, aumenta la probabilità che anche il più resistente alle critiche possa ad un certo punto interrogarsi sul modo in cui viene percepito. Non potrà più nascondersi dietro alla risposta di chiusura “Solo tu la pensi così, gli altri non hanno alcun problema” e non potrà fingere di non aver colto una critica nel momento in cui arriva in modo esplicito e inequivocabile.
Oppure a volte temiamo che esprimere una critica possa esporci a nostra volta alla possibilità di riceverne perché sappiamo di non essere perfetti.
È davvero sempre la scelta migliore dare un feedback critico?
Potrebbe essere una buona idea farsi qualche scrupolo in più prima di esprimere una critica se
- la questione non ci riguarda direttamente e non ci crea un problema
- si tratta di qualcosa che non abbiamo il potere di cambiare
- la questione non è realmente importante.
Dare feedback critici infatti costa fatica sia a chi li dà sia a chi li riceve: se ci sono situazioni in cui posso serenamente risparmiare qualche energia spostando la mia attenzione su qualcosa di più rigenerante, anche questo può andare nella direzione di mantenere o aumentare il proprio e l’altrui benessere.
COME DARE FEEDBACK CRITICI
Quando però sentiamo che sarebbe meglio esplicitare la critica perché una situazione ci sembra insostenibile e puntiamo a modificarla, come comportarsi per aumentare la possibilità di buona riuscita?
Magari avrai già sentito parlare della teoria del panino/sandwich che prevede che nel fornire un feedback critico si proceda in questo ordine:
- iniziare sempre con un contenuto positivo (la fetta di pane) che mira a sottolineare che la critica non vuole mettere in dubbio il valore di una persona;
- descrivere in modo oggettivo e puntuale il particolare comportamento che ci ha creato un problema (la farcitura), fornendo esempi concreti per aiutare la persona a comprendere a pieno cosa le si stia dicendo/chiedendo;
- la chiusura di un feedback critico secondo il modello del sandwich prevede infine un’ultima affermazione positiva (fetta di pane) tesa a ri-sottolineare che non è in dubbio il valore della persona, ma quel particolare comportamento su cui si chiede un cambiamento o quantomeno una riflessione.

Non tutti condividono e si sentono a proprio agio con la modalità del feedback a panino.
A prescindere dalla modalità utilizzata per fornire un feedback, di seguito trovi
10 CONSIGLI PER GESTIRE
FEEDBACK CRITICI
Per prepararsi
- Mantenere la calma
Dare un feedback quando ci si ritrova in una situazione di sequestro emotivo può essere pericoloso. Meglio ritrovare un equilibrio prima di agire. - Chiarire a sé stessi quale sia il punto
Il feedback è un regalo solo se puntuale e costruttivo e questo chiama in causa anche la nostra capacità di introspezione e problem solving. Quando mi accorgo che qualcosa non mi va bene posso interrogarmi sul motivo e comprendere meglio i miei bisogni e le mie aspettative.
Una critica confusa e sconclusionata non permette al ricevente di capire bene di cosa si tratta. - Cercare un confronto individuale
Se la critica riguarda un’unica persona, riportarla di fronte ad altri può risultare umiliante e controproducente. Meglio allora eventualmente concordare un momento dedicato insieme alla persona.
Il confronto
- Utilizzare calma e precisione per esporre in modo chiaro la questione
Non si tratta di accusare, ma di spiegare in che modo un comportamento ci ha creato un danno, un disagio.
Per questo può essere utile: - Parlare in prima persona
Nel riportare un feedback critico costruttivo, il mio obiettivo non deve essere quello di demolire l’altra persona, ma di metterla nelle condizioni di capire che il suo comportamento mi ferisce, mi danneggia,
Ad esempio “Mi sono sentito umiliato quando hai detto…”, invece di “Sei un egoista insensibile”, permette alla persona di riflettere su una specifica situazione invece che su un’impressione generale negativa su di sé. - Riportare una sola critica per volta
Se coviamo rancore fino ad esplodere, è più probabile che saremo tentati di vomitare tutte le critiche in una volta sola, come se servisse ad aumentare la nostra possibilità di vincere la conversazione.
In realtà questa strategia aumenta la possibilità che il ricevente, sentendosi attaccato su più fronti, reagisca fuggendo o attaccando a sua volta, rischiando di compromettere la reciproca comprensione e il raggiungimento di un accordo. - Dare tempo e porsi in ascolto
Se siamo riusciti a concentrare in modo preciso la nostra critica in poche parole calme, è importante concedere all’altra persona il tempo di riflettere e rispondere.
Chi riceve una critica potrebbe trovarsi in una condizione di sequestro emotivo e potrebbe avere bisogno di ritrovare la calma prima di rispondere. Potrebbe essere di aiuto proporre alla persona di pensarci su e di riparlarne in un secondo momento. Quando si sentirà pronta, è importante che non si senta interrotta. - Puntare ad un accordo
Cosa si potrebbe fare per evitare di ricreare la situazione spiacevole che ha portato a questo confronto? Importante cercare di essere pratici e concreti nel concordare la soluzione al problema. - Prevedere un successivo momento di confronto sulla questione
Può essere difficile riaprire una discussione originata da un feedback critico se non si è già preso in considerazione di prevedere un sucessivo momento di confronto.
Successivamente
- Valutare insieme le conseguenze dell’accordo
Grazie al nuovo accordo, la situazione è effettivamente migliorata o può essere utile prendere in considerazione altre soluzioni?
SFIDA: ALLENARSI A RICEVERE UN FEEDBACK CRITICO
Questa volta, diversamente dalla sfida contenuta nel primo articolo, non propongo di scegliere 3 persone a cui regalare un feedback critico.
L’esercizio è quindi al contrario: scegli altre 3 persone e proponi loro di pensare ad un feedback critico per te. Consiglio di scegliere persone che ti conoscano e vogliano bene e che sappiano parlare in modo chiaro e delicato.
Potresti valutare di proporre loro di adottare la tecnica del sandwich o i 10 consigli.
Nel prossimo articolo condividerò l’esito della mia esperienza con questa sfida!
Per approfondire consiglio la lettura del
“Piccolo manuale per imparare a fare e a ricevere critiche”
di Barbara Berckhan
