L’emergenza sanitaria da coronavirus ha reso evidente che ciascuno di noi ha una percezione del pericolo soggettiva, dipendente dal nostro sentirci più o meno vulnerabili al virus.
Se ci sentiamo esposti, i nostri pensieri attivano un meccanismo di allarme che influenza non solo i nostri comportamenti ma anche le reazioni del nostro corpo, attivando una gran quantità di energie per potersi difendere.
Ma da chi o da cosa? Nell’attuale condizione dove il pericolo è invisibile, entriamo in uno stato di costante insicurezza in cui diffidiamo di ogni luogo e ogni persona.
In questo stato psicologico è normale sperimentare ansia, ossia una paura di un possibile pericolo futuro che sfugge al nostro controllo.
L’ansia non è sempre dannosa perché attiva in noi comportamenti che ci proteggono e ci permette di evitare comportamenti rischiosi per la nostra incolumità.
Quando l’ansia diventa dannosa?
Come abbiamo accennato, la probabilità di un pericolo imminente attiva i meccanismi tipici della paura sia sul piano mentale che fisico: il pensiero diventa costantemente vigile e focalizza la nostra attenzione verso la ricerca di possibili fonti di minaccia.
Anche il nostro corpo si prepara, attivando comportamenti istintivi di attacco o fuga dalla situazione temuta.
L’attivazione dell’amigdala, sede della paura, provoca il rilascio di ormoni come l’adrenalina e il cortisolo che aumentano la pressione sanguigna, la glicemia e il glucosio per dare al corpo l’energia per una reazione immediata.
Di conseguenza aumenta il battito cardiaco, il respiro si accorcia, la digestione si interrompe, i muscoli si irrigidiscono, si amplificano i sensi e il sonno si riduce.
Ma quando il pericolo non è visibile e non si può né attaccare né evitare, non ci può essere una scarica diretta di questa tensione, che si accumula e si intensifica fino a divenire stress.
Le energie che abbiamo a disposizione vanno pian piano esaurendo e lasciano il corpo e la mente stremati e più vulnerabili alle malattie.
Per tale motivo l’ansia è l’aggravante di molte patologie fisiche: ipertensione, problematiche cardiovascolari, respiratorie e gastrointestinali.
Non potendo sfogare la rabbia e la frustrazione sulla causa reale del disagio, le dirigiamo verso gli altri: non a caso in questo momento siamo più critici e aggressivi nei confronti delle altre persone, dimenticandoci che sono anch’esse vittime stesso del pericolo.
Altri comportamenti ansiogeni possono sfociare in fobie sociali, paura eccessive e irrazionale verso gli altri, comportamenti ossessivi compulsivi per lo sporco e la pulizia ed ipocondria, tramite la manifestazione di sintomi ansiogeni scambiati per malattie fisiche.
Se pensi di presentare alcuni di questi sintomi, prova a compilare la scala di valutazione dell’ansia che avevo inserito in questo precedente articolo, può esserti d’aiuto nell’avere maggiore conoscenza del tuo vissuto.
Come gestire l’ansia e lo stress?
Dopo un esame medico che escluda possibili cause fisiche dei sintomi presentati, la soluzione è modificare quei pensieri che ci mettono eccessivamente e costantemente in allarme.
Questo non significa cancellarli, ma renderli meno intensi per permettere al corpo e alla mente di riposarsi e riprendere energia.
Innanzitutto dobbiamo prendere consapevolezza delle nostre paure e delle sofferenze che provocano nella nostra vita e in quella delle persone a noi vicine.
Come già accennato, il cervello sottoposto ad un eventuale pericolo tende a distorcere la realtà per potersi difendere e cercare di mantenere un illusorio controllo su ciò che accade.
Tali distorsioni cognitive, intensificano le nostre reazioni emotive trascinandoci spesso in pensieri poco realistici e non funzionali a trovare una soluzione per fronteggiare la situazione.
Questo significa che ci focalizziamo solo su quegli eventi e dati che confermano il nostro stato di ansia e disagio, tralasciando quelli che potrebbero contraddire il nostro pensiero negativo.
Ad esempio:
- Selezionare le informazioni: diamo maggiore importanza ad alcuni dati rispetto ad altri, perchè confermano il nostro allarme. Per esempio in questa situazione prestiamo maggiore attenzione al numero dei malati rispetto a quello dei guariti.
- Ipergeneralizzare: tendiamo ad estendere il comportamento di pochi ad un gruppo di persone. Se sentiamo una notizia di una persona che ha trasgredito a delle regole generalizziamo tali comportamenti al suo gruppo di riferimento.
- Minimizzare le risorse: sminuiamo i progressi nel trattamento del virus e delle contromisure intraprese.
- Polarizzare il pensiero: vedere tutto bianco o tutto nero; pensare che il contagio non esista o che sia sinonimo di morte certa.
- Ingerenza arbitraria: credere di saperne di più di chi si occupa del problema, cercando fonti non attendibili a conferma del proprio pensiero distorto.
Nell’immagine seguente riporto 6 consigli utili per riconoscere ed evitare le distorsioni cognitive.

Tutti almeno una volta abbiamo usato una distorsione cognitiva per affrontare un problema: è del tutto normale provare ansia e impotenza in un periodo come questo e cercare spiegazione con i propri mezzi.
Gli esempi che abbiamo visto sopra, sono un meccanismo di difesa contro l’incertezza, ma se usati eccessivamente provocano l’effetto opposto aumentando la sofferenza.
Uno psicologo ti può aiutare a riconoscere eventuali pensieri dannosi e ad aprirti a spiegazioni più razionali che possono diminuire il tuo livello di ansia.
Per affrontare questo periodo, Studio Psicologico Lapsus nel mese di novembre offre due consulenze al prezzo di una, a chiunque ne abbia bisogno per vivere più serenamente la quotidianità e lo stress che ne può derivare.
Viste le attuali restrizioni, è possibile prenotare sedute online svolte tramite Zoom o Skype: per maggiori informazioni fare riferimento ai contatti presenti nel biglietto da visita.

